Una storia di Brahma, Vishnu, Shiva

brahma_vishnu_shivaIn India si è soliti narrare una storia tradizionale di Brahma, Vishnu e Shiva. Essi si vantavano tra loro dell’ enorme potere che avevano. A un tratto arrivò un bambino che chiese a Brahma: “Che cosa crei?”. “Tutto”, rispose Brahma grandiosamente. Il fanciullo domandò alle altre due divinità quale fosse il loro lavoro. “Noi conserviamo e distruggiamo tutto”, essi risposero.

Il giovane visitatore teneva in mano una pagliuzza grande quanto uno stuzzicadente. Ponendola davanti a Brahma, domandò: “Puoi creare un fuscello di paglia come questo?”. Dopo un prodigioso sforzo Brahma, con meraviglia, scoprì di non poterlo fare. Il bimbo si rivolse allora a Vishnu e gli chiese di salvare quel fuscello, che lentamente cominciava a dissolversi sotto lo sguardo fermo del ragazzino. Gli sforzi di Vishnu per tenerlo insieme rimasero infruttuosi. Infine, il piccolo straniero produsse una nuova pagliuzza e chiese a Shiva di distruggerla. Ma per quanto Shiva tentasse di farlo, la minuscola pagliuzza rimase intatta. Il bambino si rivolse allora nuovamente a Brahma: “Sei tu che mi hai creato?”, domandò. Brahma pensò e ripensò, ma non riusciva a ricordare di avere mai creato questo sorprendente fanciullo. Improvvisamente il bambino svanì. I tre Dèi si ridestarono dalla loro illusione e ricordarono che dietro i loro poteri c’era un Potere più grande

 

 

Tratto da “L’eterna ricerca dell’ uomo”

Di Paramahansa Yogananda

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Esercizio #2: descrizione emozionale dell’ambiente circostante

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fumosigarettaAnche oggi il giorno e la notte hanno giocato a rincorrersi. Questi due amanti ahimè sono destinati ad incontrarsi solo per un breve attimo. Eppure Lei, la notte, non smette mai di farsi bella per lui. Ogni volta si copre di mistero, indossa una miriade di stelle e, felina, si incammina verso il suo amato. Lui, il giorno, gioca a fare l’uomo. E’ intento a spargere il Sol sui nostri capi, a dar forza alla natura. Si mostra pieno di impegni, ma in fondo vorrebbe andare da Lei. Sono qui appoggiato al davanzale della mia finestra. Il fumo della sigaretta, mia nemica e compagna, si libera nell’ aria seguendo una legge a me sconosciuta ma meravigliosa. Poco più in là due piccioni, approfittando della magia che la notte gli concede, si divertono a scambiarsi dolci effusioni. Il loro amore altro non è che una scheggia dell’ Amore Divino.

Un senso di quiete mi avvolge e mi coccola, facendomi dondolare nell’ etere. L’ ultimo tiro, poi lancerò questa sigaretta nel cortile. Per qualche attimo mi perderò nel cercare di capire la complessità di questo evento. Quanti giri su se stessa compirà prima di impattare col suolo? In quale punto preciso incontrerà il suo destino? E’ tutto già deciso?

Eccola librarsi nell’ aria e cadere. La sua traiettoria vira d’ improvviso, ogni mio calcolo si rivela ancora una volta vano. Noo…ma guarda dov’è andata a finire…non ci avrei mai pensato.

 

                                                                                   Diego

“perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?”

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:”Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?” “Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro. “Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore. “Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano. “Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

 

                                                          Mahatma Gandhi

Quando la “Regina” non mi salvò (…sarà vero?)

Maggio.Io ero ancora un bambino , avrò avuto 6, massimo 7 anni e quel mese rappresentava sempre un momento particolare, che accoglievo con serenità. Sì, perchè la scuola stava per finire, nel pomeriggio si poteva andare fuori ad uccidere eserciti di soldatini, salvo poi cercare di salvare le loro anime recitando le preghiere del mese mariano.

Ebbene sì.Io ed altri due o tre generali di eserciti di plastica

ci riunivamo insieme ai nostri vicinati per pregare.I motivi erano due: uno l’ ho già elencato sopra (le anime dei soldati), l’ altro era che l’ ultimo giorno, il 31, a noi “piccoletti” ci passavano il Cremino della Algida, che ci piaceva tanto. Una volta però la mia vita ecclesiastica fu funestata da uno spiacevole episodio che se non vi ho già annoiato ve lo racconto.

Eravamo tutti lì, il 31/05, giorno fatidico.Sentivo già all’ inizio che qualcosa mi mancava, non ero a mio agio.Con l’ avvicendarsi delle  varie preghiere (imparate oramai a memoria!!!)  capii cos’ era quel “qualcosa”:  mi ero dimenticato di pisciare.

 

Arrivato alla fine, al momento di recitare “Salvami  Regina” non ce la facevo più. Mi sentivo scoppiare.Cercavo di controllarmi e di trattenermi in tutti i modi.Fino ad allora c’ero quasi sempre riuscito.  QUELLA VOLTA NO.  Il dramma…

I primi fiotti uscirono con violenza, contro la mia volontà.

Poi mi arresi.La sentii inondare dapprima le mutande e successivamente, non ancora soddisfatta di quanto accaduto, scendere dolce ed inesorabile lungo la coscia percorrendo la strada che la gravità Le suggeriva. Furono momenti interminabili. Il senso di libertà e di gioia si accompagnavano alla mia vergogna e allo stupore degli occhi degli altri che oramai mi fissavano senza pietà.

Fuggii a casa con un tempo da primato mentre tutti erano ancora  seduti. La fatica di un mese di preghiere resa vana da da una pisciata fuori luogo. Il mio Cremino se lo sarebbero mangiato gli altri.

 

Quella volta la “Regina” non mi salvò…

 

                                                                                      Diego