Basta! La rai non è di Berlusconi, la RAI è nostra!

E’ incredibile la notizia del rifiuto da parte della TV pubblica, pagata con nostri soldi, di mandare in onda il trailer del nuovissimo film: Videocracy. Stamattina, mentre la leggevo, ho provato un senso di rabbia talmente grande che difficilmente riuscirò a trasmettervelo fino in fondo con questo articolo. Provo a calmarmi e a fare il punto della situazione. Videocracy è un documentario per il grande schermo diretto da Erik Gandini. Esso è un’analisi del potere delle televisione e di come essa influenza scelte e comportamenti del popolo italiano. Il registra si concentra su un punto in particolare: il potere mediatico del pluriprescritto Silvio Berlusconi. Nel suo film spiega come questa supremazia e controllo sui media ha portato consenso politico all’attuale Presidente del Consiglio. Tutto questo in un paese normale non dovrebbe destare nessun problema. In una nazione dove vige la libertà di informazione le critiche verso chi governa sono ben accette, anzi sono il motore principale che spinge verso il miglioramente della società. Ma siamo in Italia. Un paese assolutamente anormale. Un paese etichettato, per quanto riguarda la libertà di stampa, come “Parly-Free”. Le critiche al Governo sono assolutamente vietate anche sulle TV non private nutrite dai soldi dei contribuenti. Contribuenti che hanno il diritto di essere informati che presto uscirà un nuovo film-documentario; anche se questo reca fastidio a Re Silvio da Arcore. Analizziamo le motivazione con cui la TV di Stato risponde alla casa di produzione cinematografica Fandango: La tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto. Assurdo vero? Ora anche i trailer dei film hanno bisogno del contraddittorio. In pratica stanno dicendo: “se volete mandare in onda il trailer di questo film abbiamo bisogno di un altro trailer, magari prodotto dall’istuto luce, che lodi il pluriprescritto”. Forse nemmeno in Cina prendono talmente per il culo la popolazione. Lo spot veicola un inequivocabile messaggio politico di critica al governo perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi. Quindi, come in ogni dittatura che si rispetti, niente di negativo può essere associato alla bellissima e sorridente immagine del dittatore. Poco importa se i dati esposti nel film sono statistiche accertate e quindi verità. Ma la motivazione più assurda è la seguente: Caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all’ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell’attività di imprenditore televisivo Niente donnine nude sulla rai piena di donnine nude. Perché richiamano i problemi che il vecchietto “che va con le minorenni” (secondo l’ex moglie) ha avuto ultimamente. Eppure il film è stato girato prima di tutti gli scandali marchiati Villa Certosa. Non siete stanchi di tutto ciò? Bisognagna farsi sentire. La RAI è nostra! non del pluriprescritto. Di seguito inserisco alcuni contatti della TV pubblica. Scrivete più email di protesta possibili. Telefonate in direzione e fate sentire la vostra voce. E’ finito il tempo dell’indignazione passiva, prendetevi ciò che è vostro e vi spetta di diritto. Call Center RAI: 199.123.000

“Schiavo è chi aspetta qualcuno che venga a liberarlo”

 Pound Ezra

Acqua in bocca: vi abbiamo venduto l’acqua

come-risparmiare-acquaMentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.

Berlusconi e le “veline”: le foto censurate in Italia (TG de “La cuatro” – Spagna 2009)

Vi presentiamo questo telegiornale spagnolo nel quale si parla dello scandalo di Berlusconi ed i suoi rapporti con le “veline”, tra cui ricordiamo c’é il primo ministro delle pari opportunitá Mara Carfagna. All’estero, dove c’è pluralitá dell’informazione e non si é sotto dittatura mediatica com in Italia, le notizie sull’Italia riescono ad affiorare.

ATTENZIONE: In Italia come in Cina si censura internet.
Venerdì 5 giugno, il network spagnolo “La Cuatro”, trasmetteva, nell’ambito del suo telegiornale, un servizio su Berlusconi e le foto di Villa Certosa già pubblicate dal quotidiano spagnolo “El País”. Sabato 6 giugno, sottotitolavamo in italiano questo servizio e lo mettevamo su Youtube (sito per la condivisione di video).
Poiché queste (e molte altre) notizie vengono sistematicamente censurate in Italia, i cittadini italiani, affamati di informazioni altre, da domenica hanno letteralmente preso d’assalto questo servizio giornalistico di una televisione libera, con una media di 15.000 visite al giorno. Inoltre in molti hanno voluto esprimere il loro parere, lasciando un commento al servizio tv che avevano appena visto.
Comincia la censura: martedì 9 giugno ci scrivono in molti dicendo che questo telegiornale è stato censurato da parte di chi tentava di mostrarlo su Facebook (popolare sito per la comunicazione tra le persone). Giovedì 11 giugno, dopo più di 56.000 viste, Youtube ci comunica la soppressione del video perché “Viola le norme della community”. Pertanto questo telegiornale viene oscurato al pubblico italiano e vengono così anche cancellati i quasi 200 commenti che dei liberi cittadini avevano scritto riguardo questo servizio.
Ci chiediamo quali siano queste norme violate: un telegiornale nazionale non può essere coperto da copyright, perché fa parte del diritto costituzionale all’informazione.
Ci viene il dubbio che, con le nuove normative sulla censura, di fatto, questi siti (Youtube, Facebook, ecc.) siano sotto ricatto del governo che, oltre a controllare tutti i media, vuole riuscire a controllare anche l’unico mezzo di libera comunicazione rimasto in Italia: internet.
Vi preghiamo di divulgare questa informazione perché quel che è successo è di una gravità inaudita: è un vero attacco alla poca libertà di informazione rimasta in Italia, che ci equipara sempre più alla censura che la Cina compie su internet.

 

 

 

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