L’ambiente si salva a partire dal piatto

2_0_569800795_w335(1)Interessante intervista a Robert Goodland, autore insieme a Jeff Anhang dello studio “Livestock and climate change ” nel quale vengono riveduti e corretti, purtoppo in peggio, i parametri con cui le attività umane contribuiscono al cambiamento climatico. In questa intervista viene affrontata la fonte principale del problema: il consumo di carne. Nel suo studio scritto con Jeff Anhang, Livestock and climate change, attribuisce al bestiame la “colpa” del riscaldamento climatico. In che senso? Semplice: il bestiame, e i prodotti ad esso collegati, producono almeno 32.564 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno. Cioè il 51% delle emissioni mondiali di gas responsabili dell’effetto serra. Ma com’è possibile? Quali dati utilizzate? Siamo partiti da uno studio della Fao del 2006: un buon punto di partenza, che già assegnava al bestiame la “responsabilità” del 18% delle emissioni. Ma abbiamo notato che c’erano quantità immense di Co2 che erano state omesse, sottostimate o assegnate ad altri “settori”. Se si somma invece il ciclo vitale e la “catena” che porta i prodotti di origine animale sulle nostre tavole, si raggiunge il 51%. Sta dicendo che la nostra passione per bistecche e hamburger sta uccidendo il pianeta? So che è difficile da pensare, specie mentre si cammina vicino a un pascolo sulle Alpi. Ma la fonte chiave, e in gran parte sconosciuta, di gas serra sono proprio i 56 miliardi di animali allevati ogni anno in tutto il mondo, per trarne cibo. Se si moltiplica la superficie di terra necessaria a ogni animale di terra, il suo respiro e le altre emissioni che produce per il numero degli animali allevati, si ottiene una quantità di Co2 che lascia a bocca aperta. Sarà, ma l’uomo alleva bestiame da millenni. Perché il problema sorge ora? Il punto sono alcune economie emergenti. I benestanti, in Paesi come Cina e India, erano abituati a mangiare cibi tradizionali, a bassa percentuale di calorie di origine animale. La crescita di domanda di quei Paesi per prodotti animali non è inevitabile: dipende dal trasferimento di cultura occidentale e del falso mito che dice che i prodotti animali fanno bene e devono essere forniti su larga scala. Colpa della globalizzazione, insomma? No, l’internazionalizzazione sarà utile nel momento in cui il mito della bontà dei prodotti animali sarà sostituito dal fatto che ci sono alternative migliori: altrettanto buone, più salutari e migliori per il pianeta. Le diete tradizionali di Cina e India sono molto più “ecosostenibili” delle diete occidentali, che ora sono ampiamente promosse in quei due Paesi. Lei scrive che “sostituire prodotti di origine animale con alternative migliori sarebbe la strategia migliore per invertire il cambiamento climatico”. Per salvare il mondo dovremo diventare vegetariani? Nello studio noi abbiamo solo valutato l’area di rischio ambientale, e abbiamo sviluppato delle raccomandazioni su come trattare quel rischio. Chi raccomanda il vegetarianesimo di solito pensa che i propri valori etici debbano essere adottati dagli altri. Noi non parliamo di valori etici, ma raccomandiamo di adottare la soluzione migliore per fermare il riscaldamento climatico. Allora i soldi spesi, ad esempio, per lampadine a basso consumo sono sprecati? No: ma quelle sono soluzioni più care e con effetti più a lungo termine di quella che suggeriamo. Il cibo, però, è anche cultura. Vada ad esempio a Firenze a dire di cucinare una fiorentina di soia… Chiaramente le persone creano delle abitudini sul cibo. Ma quelle abitudini sono fortemente indotte da misure fiscali e di marketing. In ogni Paese – prenda la Cina – si vede che fisco e pubblicità possono stravolgere le abitudini alimentari in pochi anni. Se ci sono alternative migliori, è possibile dunque “indurne” il consumo. Certo, senza politiche per promuoverle questo cambiamento sarà molto difficile. Questo costerebbe molto alle aziende… Al contrario. Alcune aziende stanno già guadagnando bene con prodotti alternativi che hanno sapore simile, ma sono più facili da cuocere, meno cari e più sani. Ad esempio, “carne” di soia o seitan, o latte, formaggi e gelati di riso o soia. Altre sono già state colpite dagli effetti del cambiamento climatico – effetti destinati ad aumentare, se non si cambia rotta. Cresce però lo scetticismo sull’esistenza del riscaldamento globale, e sul fatto che sia creato dall’uomo. Vale la pena cambiare le nostre abitudini alimentari? Cambiare fonti d’energia e il modo di usarle comporta molte novità nella vita delle persone, è costoso e porta benefici solo a lungo termine. Ma il cambiamento climatico minaccia davvero le nostre vite. Provare un nuovo tipo di cibo, saporito, economico e sano, è qualcosa che la gente farebbe anche senza minacce, perché è divertente. Invertire i cambiamenti climatici è “solo” il più importante beneficio di una scelta che, per aziende e consumatori, ne ha molti altri. Senza parlare della riduzione della carenza di cibo e acqua nel mondo: per allevare animali servono quantità di cereali e acqua che con la nostra strategia sarebbero disponibili agli uomini. Ci scusi: ma lei per primo mangia solo alimenti “non animali”? Se non lo facessi sarei ipocrita. Ma quel che conta di più non è ciò che mangiamo oggi, ma quello che mangeremo da domani.

Davide Casati

 Fonte: www.city.it

Tratto da:  www.piccolopopolo.org

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La bistecca che distrugge il pianeta

L’impatto ambientale del consumo di carne è molto più devastante di quanto non si sia pensato fino ad ora.

Lo affermano gli scienziati americani Robert Goodland e Jeff Anhang, co-autori di Livestock and Climate Change, uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’autorevole World Watch magazine dove affermano che oltre metà dei gas serra (o GHG) prodotti oggi dall’uomo sono emessi dagli allevamenti industriali di bestiame. 

Già nel suo dossier del 2006 Livestock’s long shadow  (La lunga ombra del bestiame) La Fao aveva attestato come il settore della produzione di carne sia causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane: una percentuale simile a quella dell’industria e molto maggiore di quella dell’intero settore di trasporti (che ammonta a un 13,5%).

Ma secondo le più recenti rilevazioni effettuate da Goodland e Anhang il bestiame e i suoi sottoprodotti immettono nell’atmosfera oltre 32.6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno, ovvero il 51 % delle emissioni di GHG prodotte annualmente nell’intero pianeta.

La carne presente nella nostra dieta è responsabile, insomma, dell’immissione in atmosfera di una quantità di gas serra – anidride carbonica (CO2), metano, ossido di azoto e simili – ben maggiore di quella immessa dai mezzi di trasporto o dalle industrie. Il motivo? Per la produzione di 225 grammi di patate si emette una quantità di CO2 pari a quella generata dal guidare un’auto per 300 metri. Per la stessa quantità di asparagi, è come guidare la stessa auto per 440 metri. Per la carne di pollo, molto di più: 1,17 km, per il maiale 4,1 km, per il manzo 15,8 chilometri. 

La conclusione dei due ricercatori è drastica quanto inevitabile: “Per invertire il devastante trend che sta inesorabilmente modificando il clima del pianeta Terra basterebbe sostituire i prodotti animali con quelli a base di soia o di altre colture vegetali. “Questo approccio avrebbe effetti molto più rapidi sulle emissioni di GHG e sull’effetto serra di qualsiasi altra iniziativa per rimpiazzare i combustibili fossili con energia rinnovabile”, affermano i due esperti.

Non si tratta, insomma, dell’ennesima moda alimentare o imperativo etico-religioso ma di una condicio sine qua non per assicurarsi che il nostro meraviglioso pianeta esista ancora per i figli dei nostri figli. Prima che sia troppo tardi

Fonte: Corriere.it

Il consumo di carne asseta il mondo

Tratto da: http://ilsentierodellanatura.blogspot.com

 

acquaPer 1 kg di carne servono 15-20mila litri d’acqua, per far crescere un pomodoro 13 litri, per un caffè 140. Lo dice allarmata la Fao: la domanda d’acqua crescerà sempre più e “causerà un’altra crisi globale”.

Ormai sono in molti ad affermarlo: mangiare meno carne contribuirebbe a diminuire notevolmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ne abbiamo già parlato in passato citando il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina. Oggi è la volta della tesi dell’economista indiano Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

Lo scorso 8 settembre a Londra Pachauri ha presentato un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l’impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”.

Secondo l’economista produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali: si emettono ben 36,4 chili di anidride carbonica; si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In pratica produrre un chilo di carne ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri!

D’altra parte produrre carne prevede una serie di attività che necessitano energia ed inquinano. Bisogna organizzare trasporti che rispettino la catena del freddo, nei supermercati sono necessari frigoriferi, è necessario un packaging adeguato per offrire il prodotto ai consumatori i quali, poi, consumeranno dell’altra energia per cucinare la carne e produrranno dei rifiuti per smaltire gli avanzi.
Nel suo studio Pachauri esamina anche l’impatto dell’allevamento in termini di sfruttamento del suolo. In particolare, il settore zootecnico sfrutta il 30% delle terre del pianeta e il 70 % di quelle destinate all’agricoltura. Il 70% della foresta amazzonica ormai scomparsa è ora occupato da pascoli e campi coltivati a foraggio. Una produzione, quest’ultima, che preoccupa gli esperti perché determina sovrasfruttamento del suolo.

Produrre carne necessita, inoltre, di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Ecco qualche esempio. Per ottenere un chilo di mais sono necessari 900 litri di acqua; per un chilo di riso 3.000 litri; per un chilo di pollo 3.900 litri; per un chilo di maiale 4.900 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua!

Perché serve tanta acqua per produrre carne?

La premessa da fare, per comprendere i motivi dell’impatto delle nostre scelte alimentari sul consumo d’acqua, riguarda il fatto che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”.

Infatti, gli animali consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come “macchine” che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti.

Il rapporto di conversione da mangimi vegetali dati agli animali a “cibo animale” per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale, vale a dire: per produrre 1 kg di carne servono da 4 a 30 kg di vegetali coltivati appositamente. Per la loro coltivazione serve acqua. Per dar da bere agli animali serve acqua. Per pulire stalle e macelli serve acqua.

Dalle istituzioni e dal mondo scientifico

In organizzazioni come l’OMS, la FAO e la Banca Mondiale, aumenta sempre di più la preoccupazione per l’impatto dell’allevamento industriale sull’utilizzo delle terre coltivabili e conseguentemente sulla possibilità o meno di nutrire il mondo in modo efficiente.

Esse affermano: “L’aumento del consumo di prodotti animali in paesi come il Brasile e la Cina (anche se tali consumi sono ancora ben al di sotto dei livelli del Nord America e della maggior parte degli altri paesi industrializzati) ha anche considerevoli ripercussioni ambientali. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da 22 per le patate, a 19 per il riso fino a solo 1 e 2 persone rispettivamente per il manzo e l’agnello. Allo stesso modo, la richiesta d’acqua diventerà probabilmente uno dei maggiori problemi di questo secolo. Anche in questo caso, i prodotti animali usano una quantità molto maggiore di questa risorsa rispetto ai vegetali.” [WHO/FAO2002].

L’acqua richiesta per produrre vari tipi di cibo vegetale e foraggio varia dai 500 ai 2000 litri per chilo di raccolto prodotto. Il bestiame utilizza in modo diretto solo l’1,3% dell’acqua usata in totale in agricoltura; tuttavia, se si prende in considerazione anche l’acqua richiesta per la coltivazione dei cereali e del foraggio per uso animale, la quantità d’acqua richiesta è enormemente più elevata. Per 1 kg di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri d’acqua (200.000 se l’allevamento è estensivo); per 1 kg di pollo, servono 3500 litri d’acqua, 2000 per la soia, 1910 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate. [Pimentel1997]

Il direttore esecutivo dell’International Water Institute di Stoccolma, ha dichiarato “Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne […]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America”. Ha aggiunto inoltre che i paesi ricchi saranno in grado di aggirare il problema importando acqua virtuale, il che significa importare cibo (mangime per animali o carne) da altri paesi, anche da quelli che non hanno abbastanza acqua. [Kirby2004]

Oltre a consumarla, l’allevamento inquina l’acqua

Al consumo smodato d’acqua, va aggiunto il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte dagli animali degli allevamenti intensivi. Le deiezioni liquide e semi-liquide del bestiame contengono livelli di fosforo e nitrogeno al di sopra della norma, perché gli animali possono assorbire solo una piccola parte della quantità di queste sostanze presenti nei loro mangimi.

Quando gli escrementi animali filtrano nei corsi d’acqua, il nitrogeno e fosforo in eccesso in essi contenuto rovina la qualità dell’acqua e danneggia gli ecosistemi acquatici e le zone umide. Circa il 70-80% del nitrogeno fornito ai bovini, suini e alle galline ovaiole mediante l’alimentazione, e il 60% di quello dato ai polli “da carne” viene eliminato nelle feci e nell’urina e finisce nei corsi d’acqua. [CIWF2004]

Un anno intero di acqua per soli 5 kg di carne

Per concludere, un dato emblematico, che fa riflettere: il settimanale Newsweek ha calcolato qualche anno fa che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media americana in un anno (5 kg di carne non bastano a coprire il consumo di una settimana, per la stessa famiglia!).

Perciò è chiaro che la prima cosa da fare, per risparmiare davvero acqua, è diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

D’altro canto, è noto che l’attuale consumo di alimenti animali è di molto superiore al massimo consigliato dall’Istituto Mondiale per gli studi sul Cancro (World Cancer Institute), che consiglia, nelle sue linee guida per la prevenzione del cancro, di non consumare più di 80 grammi al giorno di carne rossa, il che significa 30 kg l’anno come MASSIMA quantità di carne rossa ammessa. In Italia, ogni anno si consumano mediamente 62 kg di carne rossa pro-capite, più 30 kg di altra carne, quindi il doppio rispetto al massimo consigliato.

Modificando le nostre abitudini alimentari, faremo molto per l’ambiente, e faremo un gran regalo alla nostra salute.

Fonti:

[CIWF2004] CIWF, “The global benefits of eating less meat”, CIWF Trust, 2004
[Kirby2004] Alex Kirby, “Hungry world ‘must eat less meat'”, BBC News Online, August 15 2004
[Pimentel1997] Pimentel D., Houser J., Preiss E., White O., “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society”, Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2.
[WHO/FAO2002] WHO/FAO, Diet, nutrition, and the prevention of chronic disease. Report of the Joint WHO/FAO expert consultation, 26 April 2002.

Effetti della carne sulla salute
L’industria della carne in Usa ha causato più morti di tutte le guerre del secolo scorso: un terzo della popolazione in Usa muore per cause alimentari; la principale causa di morte negli USA sono le malattie cardiache. Secondo l’OMS ogni anno muoiono nel mondo 17 milioni di persone per infarto. Eliminando il consumo di carne si ottiene una riduzione del rischio di infarto del 90%; da questo si deduce che i grassi e le proteine animali sono i maggiori imputati. L’alimentazione carnea risulta correlata alle seguenti patologie: negli Stati Uniti 42 milioni di individui soffrono di ipertensione; l’80% sono effetti da reumatismi; 3 persone su 4 sono colpite da infarto o cancro; il 50% della gente ha problemi digestivi cronici: La costipazione colpisce 190 milioni di individui, cioè 9 persone su 10; un terzo della popolazione è soprappeso; un terzo degli americani è carente di calcio. E la situazione in Europa non è molto dissimile.

Effetti della carne sull’economia
In Usa il 12%del PIL viene assorbito per combattere le malattie dovute alla cattiva alimentazione. il 75% della spesa sanitaria in Italia e in Europa viene assorbita per neutralizzare gli effetti della cattiva alimentazione. La rendita dei prodotti carnei, compreso il pesce, è 10 volte inferiore rispetto ai prodotti vegetali.

Effetti della carne sul consumo di energia
Un terzo di tutta l’energia prodotta in Occidente viene assorbita
dall’industria della carne. Solo il 20% dell’energia totale utilizzata in agricoltura è destinata a produrre vegetali consumati dall’uomo, il restante 80% viene consumato dagli animali. Per produrre carne di maiale si consuma 15 volte più energia di quanto occorre per produrre frutta e verdura. Un solo hamburger assorbe energia quanto una lampada che illumina una stanza per 100 ore.

I vegetariani sono più “onnivori” degli onnivori?

TRATTO DA    http://www.promiseland.it/view.php?id=3177

I vegetariani sono più “onnivori” degli onnivori?

Sto riflettendo sul fatto che chi segue una dieta “tradizionale” pensa di avere un’alimentazione più completa di un vegetariano e soprattutto di un vegano, più ricca di nutrienti di alta qualità a minor a rischio di carenze.

In realtà una dieta onnivora sana, come raccomandato dal World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research deve limitare a 500 grammi la settimana il consumo massimo di carni rosse, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa il limite a 300 grammi; anche l’INRAN dichiara che gli italiani adulti mangiano più del doppio di proteine animali di quanto raccomandato (http://www.promiseland.it/view.php?id=3170). Da questo consegue che la dieta non può essere basata sui prodot
ti animali, bensì su quelli vegetali.

Nella stragrande maggioranza delle famiglie si consumano i soliti quattro cibi in croce cucinati in modi diversi, quasi nessuno mangia pane e pasta integrali variando la qualità di cereali, ma sempre pasta di grano duro e pane bianco, altri prodotti di farina tipo “0” o “00”, riso raffinato; i frigoriferi di molti onnivori sono stracolmi di affettati (ricchi di nitrati, sodio e a volte polifosfati) e formaggi stagionati (sodio e colesterolo), salsine tipo majonese (colesterolo), mentre mancano frutta e verdura di stagione, il prezioso limone, al massimo trovano posto la classica insalata e i pomodori; la frutta secca si mangia solo alle feste o davanti alla televisione, generalmente salata.

Gli onnivori rinunciano, per ignoranza e perchè anche se li conoscessero li vedrebbero come cibi strani, ai semi di lino e sesamo (roba da canarini), semi di girasole (roba da criceti), alghe, seitan, tempeh, tofu, olio di lino (gli omega 3 abbassano il clesterolo LDL), cereali tostati o soffiati di vario tipo (non zuccherati), miso, legumi (a parte le lenticchie con il cotechino a Natale, i fagioli con le cipolle, il minestrone ogni morte di papa), frutta disidratata (non trattata con non specificati olii vegetali), frutta soprattutto fuori pasto (e sì, sarebbe meglio non mangiarla dopo pranzo) ecc.

Gli abbinamenti alimentari sono fatti totamente a caso, il pasto tipico è fatto di un primo a base di pasta e un secondo di carne, con contorno di poca verdura, un bel dolce zuccherato; l’acqua naturale è un po’ snobbata (c’è anche il luogo comune che quella del rubinetto faccia venire i calcoli), molti preferiscono quella frizzante, una birra, vino o una bibita ipercalorica (priva di nutrienti).

Ora mi chiedo: è più a rischio di carenze una dieta onnivora o una vegetariana? Penso che non ci sia alcun dubbio che quella onnivora sia responsabile di eccessi soprattutto di alimenti dall’alto indice glicemico, proteine animali, grassi saturi, colesterolo, sodio, zucchero, caffeina, alcool, conservanti, tossine, inquinanti. E’ un abitudine più diffusa tra i vegetariani o gli onnivori (eccetto per la vitamina B12) fare uso di integratori, quali vitamine quando si è stanchi (a che servono?), sali minerali (soprattutto potassio), pastiglie e polverine per la stitichezza e la flatulenza, proteine in polvere per diventare Big Jim in palestra?

Penso che i vegetariani siano più “onnivori” degli onnivori, la differenza è che mangiano un gran varietà di cibi salutari ed evitano quelli non salutari, i quali non arricchirebbero la dieta, ma la inquinerebbero. L’esperienza clinica indica che i vegetariani sono soggetti ad un rischio inferiore di tumori, soprattutto al colon e di malattie cardiovascolari, ormai si sa che nei paesi ricchi una carenza di proteine è praticamente impossibile e che la teoria della complementarietà proteica, pubblicata negli anni ’70, è obsoleta, infatti è basata sull’interpretazione di studi effettuati nei primi anni del 1900 sulla crescita dei ratti.

Davide

SAPER MANGIARE: L’AZIONE PIU’ IMPORTANTE DELLA VITA

hrani-yogaLa nutrizione è uno yoga, in quanto saper mangiare richiede concentrazione, attenzione, padronanza di se, ma anche intelligenza, amore e volontà. La nutrizione deve essere compresa come un lavoro dello spirito sulla materia. Osservatevi quando mangiate e constaterete qual è il vostro grado di evoluzione. Se non avete rispetto verso il cibo che Dio stesso vi ha dato, verso chi ne avrete? Dio è nel cibo sotto forma di vita. Molti non dicono nemmeno una preghiera; si gettano immediatamente sul cibo e mangiano come animali. Ecco perché non ne traggono grandi benefici: infatti, assorbono soltanto gli elementi grossolani del cibo, mentre tutto ciò che è sottile, eterico, rimane loro estraneo, sconosciuto. E’ stato detto: “Voi siete templi del Dio vivente”. Non bisogna quindi insudiciare quei templi con alimenti impuri. Purtroppo, mangiando carne, la maggior parte di loro somiglia più a dei cimiteri pieni di cadaveri che a dei templi. I grandi carnivori sono animali feroci che diffondono attorno a se un odore spaventoso, a differenza degli erbivori che hanno abitudini molto più pacifiche; il cibo che assorbono non gli rende né violenti né aggressivi, mentre la carne rende i carnivori irritabili. Allo stesso modo, gli esseri umani che mangiano carne sono sempre spinti ad un’attività distruttrice. Gli esseri umani mangiano senza amore, automaticamente, solo per riempire un vuoto. Se sapete mangiare, anche assumendo pochissimo cibo avrete mangiato tre volte meno che d’abitudine, ma avrete forze per tutta la giornata. I più mangiano troppo meccanicamente, troppo rapidamente, a volte anche senza masticare; ricevono quindi dal cibo unicamente le particelle più grossolane e mai le energie eteriche. Non tutti i problemi possono essere risolti soltanto perché si sa mangiare correttamente. Il miglior cibo non ha mai impedito a taluni ad essere cattivi, viziosi e di voler devastare il mondo intero. Ovviamente, non di diventa perfetti solo sapendo mangiare. Occorre anche saper respirare e poi saper pensare, perché si tratta delle stesse leggi a livelli diversi. Bisogna abituarsi ad essere attenti durante tutta la giornata, sorvegliare le proprie parole, i propri gesti, il proprio atteggiamento, per non avere in seguito nulla da rimproverarsi, nulla da riparare. Più si è evoluti, più si ha bisogno di silenzio.

 

Spunti tratti dal libro di Omraam Mikhael Aivanov “HARNI YOGA” Edizioni Prosveta

Earthlings (Non dirmelo, mi rovinerai la cena)

earthlingsEarthlings è un documentario del 2005, scritto e diretto da Shaun Manson. La colonna sonora del film è stata scritta da Moby, mentre la voce narrante è quella di Joaquin Phoenix. Nel web si può facilmente trovare la versione in lingua originale sottotitolata in italiano che è scaricabile gratuitamente.

Il documentario denuncia l’assoluta mancanza di rispetto dell’uomo nei confronti degli animali, che sono comunque altri essere viventi che condividono con noi questo mondo. E’ diviso in 5 capitoli che esaminano come l’essere umano usi gli animali per compagnia, per ricavarne cibo, vestiario, a scopo di intrattenimento e nella sperimentazione scientifica.

Per meglio descrivere come ciò avviene nella realtà, vengono utilizzati dei filmati girati per lo più con telecamere nascoste. Immagini che a volte spingono lo spettatore a distogliere lo sguardo dallo schermo talmente sono violente e crudeli le azioni di cui è capace l’uomo nei confronti degli animali per il raggiungimento di uno dei 5 scopi elencati sopra, per perseguire i propri interessi economici Molte persone si indignano per il trattamento riservato ad alcuni animali, ad esempio per l’abbandono dei cani durante il periodo estivo, ma mangia tranquillamente le carcasse morte di altri animali, senza farsi alcun problema riguardo la sofferenza e il dolore subita dagli animali prima di raggiungere la tavola.

Che cosa merita la nostra considerazione morale e cosa no? In Earthlings , prendendo spunti da riflessioni e tesi di Peter Singer, Manson propone delle analogie fra il razzismo, il sessismo e lo specismo . “Il terrestre umano tratta gli animali terrestri come oggetti. I razzisti violano i principi di eguaglianza attribuendo maggior importanza agli esseri della propria razza, allo stesso modo la specie umana tende a favorire gli interessi della propria specie su quella di membri di altre specie. Gli stupratori, i molestatori di bambini, si trovano in una posizione di potere e trattano i meno potenti come se fossero dei meri oggetti. Gli uomini che sono dotati di potere sfruttano coloro che non ne hanno.

C’è qualche differenza per come l’uomo tratta le altre specie?” La mancanza di empatia viene denunciata come una delle cause per cui possano avvenire certe cose nel ventunesimo secolo. Il documentario inizia mostrandoci da dove provengono i cani che ci fanno compagnia e soprattutto dove finiscono quando ci siamo stancati della loro compagnia, magari perché i nostri figli sono cresciuti e i cani sono invecchiati: i canili. In questi luoghi ogni giorno vengono uccisi 60000 animali con l’eutanasia, che conduce alla morte gli animali in modo veloce e indolore.

Altri canili hanno budget più ridotti e utilizzano le camere a gas per “eliminare gli ospiti” di troppo. I cani vengono ammassati in spazi ristretti, e a volte impiegano anche 20 minuti prima di morire. Un vero olocausto. “Quelli mostrati nel documentario non sono casi isolati. Questi sono gli standard industriali per gli animali usati come compagnia,cibo, vestiario, divertimento e ricerca. La dieta carnivora si basa fondamentalmente sull’ignoranza della gente.

Nessuno si chiede Da dove viene il nostro cibo?. La gente spera che la carne che mangia derivi da animali che sono stati uccisi senza soffrire, in ogni caso non ha nessuna voglia e/o interesse a scoprire la verità. Non dirmelo, mi rovinerai la cena. Probabilmente se dovessimo uccidere personalmente la carne che mangiamo saremo tutti vegetariani.”

La carne invece viene acquistata nei supermercati, è avvolta nella plastica, già confezionata e non ha assolutamente l’aspetto di un animale morto.

Earthlings colma una lacuna, basterebbe informarsi un po’ per scoprire che le mucche da latte sono “stressate” e vivono mediamente 6 anni, invece di 20, di come gli vengono amputate le corna (a volte utilizzando delle tenaglie),e che a volte vengano sgozzate anche se ancora sono in vita.

Il cambiamento delle nostre abitudini alimentari è inevitabile, se non lo attueremo da soli la natura ci costringerà a farlo. Come ha dichiarato Singer, “Le future generazioni inorridiranno dinanzi allo specismo e lo condanneranno come noi oggi facciamo con le discriminazioni razziali e sessuali.”

Joaquin Phoenix
La verità è che coloro che mangiano prodotti che richiedono la morte degli animali non meritano la comodità dell’ignoranza come scusa per non conoscere l’origine della carne che comprano.

Ralph Waldo
Emerson Avete cenato e, per quanto i macelli siano scrupolosamente nascosti a chilometri di distanza, vi è complicità.

Mark Twain
Di tutte le creature mai esistite, lui, l’uomo, è la più detestabile. È l’unica creatura che infligge sofferenza per sport ed è consapevole di questa sofferenza

Peter Singer
Gli esseri umani non sono gli unici capaci di provare sofferenza o dolore, queste condizioni appartengono anche alla maggior parte degli animali non umani, molti dei quali sono in grado di provare anche forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica ( l’angoscia di una mamma separata dai suoi piccoli , la noia dell’esser chiusi in una stretta gabbia senza far nulla)

Fabrizio Cirnigliaro’s WebBlog

http://cubepark.wordpress.com/

http://www.promiseland.it/view.php?id=3100

Lisa la vegetariana

 

Dopo una visita al villaggio delle fiabe e l’incontro a quattr’occhi con un agnellino, Lisa non riesce più a mangiare carne e diventa quindi vegetariana.

Il resto della famiglia la deride per questa sua scelta (il balletto “niente amici con l’insalata” è una Gag strappalacrime), per non parlare dell’impatto che Lisa avrà con le istituzioni scolastiche. Il barbecue organizzato da Homer scatenerà le ire della figlia che arriverà al punto di buttare via la portata principale.

Lisa troverà conforto all’interno del Jet Market, dove incontrerà altri 3 vegetariani: Apu, Paul e Linda McCartney. Questo episodio è un classico dei Simpson, uno fra i più belli. Viene affrontata una tematica piuttosto importante in modo altamente professionale, allo stesso tempo però non mancano scene e battute esilaranti. Nel 1995 – anno in cui è stato mandato in onda per la prima volta questo episodio- esistevano già milioni di vegetariani nel mondo, eppure questo argomento difficilmente veniva trattato in TV .

Non si parla quasi mai delle difficoltà che i vegetariani affrontano quotidianamente. La reazione della gente (in famiglia, a scuola, etc) nei confronti di Lisa e della sua scelta rappresenta molto bene questo aspetto. Lisa inizia a guardare tutto sotto un’altra prospettiva e le maggiori difficoltà le dovrà affrontare a scuola. Quando esprimerà una propria opinione in contrasto con le direttive della maestra e della chef viene lanciato un “allarme pensiero indipendente”.

Per confutare il pensiero di Lisa verrà proiettato un filmato didattico in cui Troy McClure spiega perché è giusto mangiare carne. La reazione dei compagni di Lisa dopo aver visto il filmato (“Bisogna essere deficienti a fare tutte le domande sulla carne”) dimostra come i sentimenti e la mente dei bambini sono facilmente manipolate da pubblicità e propaganda. Proprio quando Lisa è ormai rassegnata ad abbandonare la dieta vegetariana, arriverà in suo soccorso Apu con un hot dog vegetariano.

Lisa continuerà ad essere vegetariana per il resto delle stagioni dei Simpson, si tratta di un cambiamento permanente del suo personaggio proprio perché chi fa questa scelta difficilmente ritorna sui suoi passi. Non è come smettere di fumare. Spesso negli episodi dei Simpson alla fine della puntata si ritorna alla condizione iniziale, in questo caso no.

Viene dato totale appoggio alla “battaglia” combattuta da Lisa e non ci sono altre chiavi di lettura (piuttosto insolito ne I Simpson) anzi, vengono introdotte a grandi linee tutte le “motivazioni” per cui molti scelgono di diventare vegetariani, senza mai essere banali. Lisa rifiuta di mangiare le costolette di agnello perché immaginava provenissero dall’agnellino con cui giocava poco prima. Un immagine simile, ma un po’ più cruda, è stata descritta da un grande pensatore:

“Perché quella che chiamiamo eufemisticamente “carne” sono in verità pezzi di cadaveri di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero?”  (Tiziano Terzani)

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