Il consumo di carne asseta il mondo

Tratto da: http://ilsentierodellanatura.blogspot.com

 

acquaPer 1 kg di carne servono 15-20mila litri d’acqua, per far crescere un pomodoro 13 litri, per un caffè 140. Lo dice allarmata la Fao: la domanda d’acqua crescerà sempre più e “causerà un’altra crisi globale”.

Ormai sono in molti ad affermarlo: mangiare meno carne contribuirebbe a diminuire notevolmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ne abbiamo già parlato in passato citando il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina. Oggi è la volta della tesi dell’economista indiano Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

Lo scorso 8 settembre a Londra Pachauri ha presentato un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l’impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”.

Secondo l’economista produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali: si emettono ben 36,4 chili di anidride carbonica; si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In pratica produrre un chilo di carne ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri!

D’altra parte produrre carne prevede una serie di attività che necessitano energia ed inquinano. Bisogna organizzare trasporti che rispettino la catena del freddo, nei supermercati sono necessari frigoriferi, è necessario un packaging adeguato per offrire il prodotto ai consumatori i quali, poi, consumeranno dell’altra energia per cucinare la carne e produrranno dei rifiuti per smaltire gli avanzi.
Nel suo studio Pachauri esamina anche l’impatto dell’allevamento in termini di sfruttamento del suolo. In particolare, il settore zootecnico sfrutta il 30% delle terre del pianeta e il 70 % di quelle destinate all’agricoltura. Il 70% della foresta amazzonica ormai scomparsa è ora occupato da pascoli e campi coltivati a foraggio. Una produzione, quest’ultima, che preoccupa gli esperti perché determina sovrasfruttamento del suolo.

Produrre carne necessita, inoltre, di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Ecco qualche esempio. Per ottenere un chilo di mais sono necessari 900 litri di acqua; per un chilo di riso 3.000 litri; per un chilo di pollo 3.900 litri; per un chilo di maiale 4.900 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua!

Perché serve tanta acqua per produrre carne?

La premessa da fare, per comprendere i motivi dell’impatto delle nostre scelte alimentari sul consumo d’acqua, riguarda il fatto che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”.

Infatti, gli animali consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come “macchine” che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti.

Il rapporto di conversione da mangimi vegetali dati agli animali a “cibo animale” per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale, vale a dire: per produrre 1 kg di carne servono da 4 a 30 kg di vegetali coltivati appositamente. Per la loro coltivazione serve acqua. Per dar da bere agli animali serve acqua. Per pulire stalle e macelli serve acqua.

Dalle istituzioni e dal mondo scientifico

In organizzazioni come l’OMS, la FAO e la Banca Mondiale, aumenta sempre di più la preoccupazione per l’impatto dell’allevamento industriale sull’utilizzo delle terre coltivabili e conseguentemente sulla possibilità o meno di nutrire il mondo in modo efficiente.

Esse affermano: “L’aumento del consumo di prodotti animali in paesi come il Brasile e la Cina (anche se tali consumi sono ancora ben al di sotto dei livelli del Nord America e della maggior parte degli altri paesi industrializzati) ha anche considerevoli ripercussioni ambientali. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da 22 per le patate, a 19 per il riso fino a solo 1 e 2 persone rispettivamente per il manzo e l’agnello. Allo stesso modo, la richiesta d’acqua diventerà probabilmente uno dei maggiori problemi di questo secolo. Anche in questo caso, i prodotti animali usano una quantità molto maggiore di questa risorsa rispetto ai vegetali.” [WHO/FAO2002].

L’acqua richiesta per produrre vari tipi di cibo vegetale e foraggio varia dai 500 ai 2000 litri per chilo di raccolto prodotto. Il bestiame utilizza in modo diretto solo l’1,3% dell’acqua usata in totale in agricoltura; tuttavia, se si prende in considerazione anche l’acqua richiesta per la coltivazione dei cereali e del foraggio per uso animale, la quantità d’acqua richiesta è enormemente più elevata. Per 1 kg di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri d’acqua (200.000 se l’allevamento è estensivo); per 1 kg di pollo, servono 3500 litri d’acqua, 2000 per la soia, 1910 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate. [Pimentel1997]

Il direttore esecutivo dell’International Water Institute di Stoccolma, ha dichiarato “Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne […]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America”. Ha aggiunto inoltre che i paesi ricchi saranno in grado di aggirare il problema importando acqua virtuale, il che significa importare cibo (mangime per animali o carne) da altri paesi, anche da quelli che non hanno abbastanza acqua. [Kirby2004]

Oltre a consumarla, l’allevamento inquina l’acqua

Al consumo smodato d’acqua, va aggiunto il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte dagli animali degli allevamenti intensivi. Le deiezioni liquide e semi-liquide del bestiame contengono livelli di fosforo e nitrogeno al di sopra della norma, perché gli animali possono assorbire solo una piccola parte della quantità di queste sostanze presenti nei loro mangimi.

Quando gli escrementi animali filtrano nei corsi d’acqua, il nitrogeno e fosforo in eccesso in essi contenuto rovina la qualità dell’acqua e danneggia gli ecosistemi acquatici e le zone umide. Circa il 70-80% del nitrogeno fornito ai bovini, suini e alle galline ovaiole mediante l’alimentazione, e il 60% di quello dato ai polli “da carne” viene eliminato nelle feci e nell’urina e finisce nei corsi d’acqua. [CIWF2004]

Un anno intero di acqua per soli 5 kg di carne

Per concludere, un dato emblematico, che fa riflettere: il settimanale Newsweek ha calcolato qualche anno fa che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media americana in un anno (5 kg di carne non bastano a coprire il consumo di una settimana, per la stessa famiglia!).

Perciò è chiaro che la prima cosa da fare, per risparmiare davvero acqua, è diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

D’altro canto, è noto che l’attuale consumo di alimenti animali è di molto superiore al massimo consigliato dall’Istituto Mondiale per gli studi sul Cancro (World Cancer Institute), che consiglia, nelle sue linee guida per la prevenzione del cancro, di non consumare più di 80 grammi al giorno di carne rossa, il che significa 30 kg l’anno come MASSIMA quantità di carne rossa ammessa. In Italia, ogni anno si consumano mediamente 62 kg di carne rossa pro-capite, più 30 kg di altra carne, quindi il doppio rispetto al massimo consigliato.

Modificando le nostre abitudini alimentari, faremo molto per l’ambiente, e faremo un gran regalo alla nostra salute.

Fonti:

[CIWF2004] CIWF, “The global benefits of eating less meat”, CIWF Trust, 2004
[Kirby2004] Alex Kirby, “Hungry world ‘must eat less meat'”, BBC News Online, August 15 2004
[Pimentel1997] Pimentel D., Houser J., Preiss E., White O., “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society”, Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2.
[WHO/FAO2002] WHO/FAO, Diet, nutrition, and the prevention of chronic disease. Report of the Joint WHO/FAO expert consultation, 26 April 2002.

Effetti della carne sulla salute
L’industria della carne in Usa ha causato più morti di tutte le guerre del secolo scorso: un terzo della popolazione in Usa muore per cause alimentari; la principale causa di morte negli USA sono le malattie cardiache. Secondo l’OMS ogni anno muoiono nel mondo 17 milioni di persone per infarto. Eliminando il consumo di carne si ottiene una riduzione del rischio di infarto del 90%; da questo si deduce che i grassi e le proteine animali sono i maggiori imputati. L’alimentazione carnea risulta correlata alle seguenti patologie: negli Stati Uniti 42 milioni di individui soffrono di ipertensione; l’80% sono effetti da reumatismi; 3 persone su 4 sono colpite da infarto o cancro; il 50% della gente ha problemi digestivi cronici: La costipazione colpisce 190 milioni di individui, cioè 9 persone su 10; un terzo della popolazione è soprappeso; un terzo degli americani è carente di calcio. E la situazione in Europa non è molto dissimile.

Effetti della carne sull’economia
In Usa il 12%del PIL viene assorbito per combattere le malattie dovute alla cattiva alimentazione. il 75% della spesa sanitaria in Italia e in Europa viene assorbita per neutralizzare gli effetti della cattiva alimentazione. La rendita dei prodotti carnei, compreso il pesce, è 10 volte inferiore rispetto ai prodotti vegetali.

Effetti della carne sul consumo di energia
Un terzo di tutta l’energia prodotta in Occidente viene assorbita
dall’industria della carne. Solo il 20% dell’energia totale utilizzata in agricoltura è destinata a produrre vegetali consumati dall’uomo, il restante 80% viene consumato dagli animali. Per produrre carne di maiale si consuma 15 volte più energia di quanto occorre per produrre frutta e verdura. Un solo hamburger assorbe energia quanto una lampada che illumina una stanza per 100 ore.

Acqua in bocca: vi abbiamo venduto l’acqua

come-risparmiare-acquaMentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.

Elementi di omeopatia e memoria dell’acqua

Dal blog di “acqua di luce”: http://acquadiluce.blog.tiscali.it//Elementi_di_omeopatia_e_memoria_dell_acqua_1986727.shtml

 

uid_1212a575b97_580_0L’omeopatia si basa sull’asserzione “aequalia aequalia curentur” che, tradotto, sta ad indicare che sono le cause stesse a curare una malattia o, più semplicemente, simile cura simile.

 

La scoperta dell’omeopatia viene attribuita a Samuele Hahnemann (1755 – 1843), un noto medico della scuola ufficiale che, durante il suo lavoro, ebbe modo di conoscere un’opera che trattava delle proprietà febbrigene della chinina.

 

Sotto la spinta di tale scoperta, Hahnemann si mise a sperimentare la chinina sul suo stesso organismo; in seguito estese le sue ricerche ad altre sostanze, arrivando a stabilire la fondatezza del principio “simile cura simile” .

 

Secondo il medico, si doveva utilizzare nella malattia da guarire quel farmaco in grado di suscitare artificialmente una malattia simile.

 

Hahnemann si rese ben presto conto che non era possibile somministrare certi estratti allo stato naturale, perché potevano creare delle gravi intossicazioni, così, dopo lunga sperimentazione, scoprì che una sostanza molto diluita era in grado ugualmente di compiere tale azione.

 

Il metodo di diluizione studiato da Hahnemann è tutt’ora alla base della produzione dei farmaci omeopatici: l’acqua, infatti, sarebbe in grado di mantenere la “memoria” delle sostanze con cui entra in contatto.

Ciò è possibile perché l’acqua è caratterizzata da una specifica conformazione geometrica; ogni particella d’acqua possiede un’identità strutturale, cioè una disposizione peculiare degli atomi che la compongono, tale da renderla unica fra miliardi di altre molecole simili.

 

Infatti, se vengono analizzati al microscopio due fiocchi di neve, essi risultano differenti l’uno dall’altro; se gli stessi vengono sciolti separatamente ed in seguito ricongelati, si otterranno gli stessi identici fiocchi.

In altre parole, le molecole di acqua che li componevano andranno a riformare la stessa identica immagine geometrica osservata prima che venissero disciolti.

 

L’effetto descritto è detto “memoria dell’acqua”.

 

Più semplicemente: l’acqua è in grado di conservare la memoria dell’elemento con il quale è entrata in contatto fissandone geometricamente la struttura nelle sue molecole, così come può essere un’impronta sulla sabbia.

 

I farmaci omeopatici, e così pure i Fiori di Bach, svolgono il loro effetto anche ad alte diluizioni grazie a questo principio, anzi, la diluizione ne amplifica l’effetto terapeutico.

Masaru Emoto: messaggi dell’acqua

Questo argomento è molto vasto e merita sicuramente un approfondimento.  Ma tutte le elucubrazioni mentali non potrebbero parlare mai al cuore come le seguenti immagini. Buona visione

Diego 

ACQUA BENE COMUNE

Riporto una parte dell’ intervento di Paolo Rumiz presentato lo scorso 12 marzo alla Facoltà di Scienze Politiche di Roma dal titolo “Acqua bene comune”. 

Mentre il più importante dei beni primari veniva privatizzato i media e le istituzioni tacevano e l’Italia non ne sapeva niente…

acquaE’ un peccato che non possa parlarvi a voce. Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua. Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti. Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore. E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica. All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari. Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici. La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista. Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione. Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me. Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani. I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti. E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio. Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla. Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico. “E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”. Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede. Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse. E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna. Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.

 Vi racconto cose che ho visto personalmente. Qualche scena, capace di illuminare il tutto.

Alta Val di Taro. C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche. C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”. L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.

Recoaro, provincia di Vicenza. Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune. Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico. I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.

Castel Juval, in val Venosta. Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.

Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente. Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene. La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale. La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro. Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia. Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.

Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto. Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente. Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.

Sembra il Congo, invece è Italia. Grazie di avermi ascoltato.

Paolo Rumiz

 

Potete torvare l’intero inteventi qui:

http://www.promiseland.it/view.php?id=2830

e qui

www.ilconsapevole.it

 

Giornata internazionale dell’acqua

Notizia tratta da www.promiseland.it

[COMUNICATO STAMPA]

22 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ACQUA:
I MAGGIORI RISPARMI SI OTTENGONO DIMINUENDO
I CONSUMI DI CARNE, PERCHE’ LA CARNE E’ UNO
DEI PRODOTTI A PIU’ ALTO CONSUMO DI ACQUA
20 marzo 2009

Il 22 marzo e’ la Giornata Internazionale dell’Acqua. Gli esperti di tutto il mondo sono concordi nel ritenere che la scarsita’ d’acqua potrebbe essere uno dei maggiori problemi globali del futuro. I cambiamenti climatici non fanno che peggiorare il problema. Secondo la FAO, entro il 2050, 1800 milioni di persone vivranno in nazioni o regioni con grave scarsita’ d’acqua, e due terzi della popolazione mondiale potrebbe vivere in condizioni difficili per la mancanza d’acqua. Per questo occorre focalizzarsi su una delle maggiori cause di spreco di acqua e di inquinamento dell’acqua: il nostro insaziabile – e ancora crescente – desiderio per la carne.

Il confronto e’ sorprendente: un kg di manzo richiede tanta acqua quanta ne serve per farsi la doccia ogni giorno per un anno intero. Com’e’ possibile?

L’acqua usata per gli animali d’allevamento

L’industria dell’allevamento intensivo e’ tra i settori piu’ dannosi per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse idriche. La produzione di carne richiede un’enorme quantita’ d’acqua. L’irrigazione delle coltivazioni per la produzione di mangimi richiede circa l’8% di tutta l’acqua usata nel mondo. In generale, i prodotti animali hanno un contenuto di acqua virtuale (l’acqua che serve per la produzione di un dato bene o servizio) piu’ alto dei prodotti vegetali. Questo perche’ per l’allevamento di ogni singolo animale vengono consumati molti mangimi vegetali (la cui coltivazione richiede acqua), acqua per dar da bere all’animale, e acqua usata per far funzionare l’allevamento, per tutta la vita dell’animale.

Inquinamento delle acque causato dagli allevamenti

Oltre allo spreco d’acqua, gli allevamenti causano inquinamento delle acque, eutrofizzazione e degenerazione delle barriere coralline. I maggiori agenti inquinanti sono proprio le deiezioni degli animali, ricche di antibiotici e ormoni usati nell’allevamento; le sostanze chimiche usate nelle concerie; i fertilizzanti e pesticidi usati nella coltivazione dei mangimi. Inoltre l’eccessivo sfruttamento dei pascoli disturba il ciclo dell’acqua, riducendo le falde acquifere. [1]

Previsioni future

Gli esperti prevedono che entro il 2050 verra’ prodotto quasi il doppio della carne rispetto ad oggi, per un totale di oltre 465 milioni di tonnellate. Gia’ oggi gli allevamenti usano il 30% dell’intera superficie terrestre, per lo piu’ in forma di pascolo, ma per un 33% anche terre coltivabili usate per produrre mangimi per animali. [2]

Sulla base dell’attuale produttivita’ idrica e su una dieta di 3000 kcal al giorno, servono altri 5600 km cubici di acqua l’anno entro il 2050 per eliminare il problema della malnutrizione e nutrire altri 3 miliardi di abitanti della Terra. Questo e’ almeno 3 volte tanto rispetto all’attuale utilizzo globale di acqua per l’irrigazione. [3]

Quando si cerca di risparmiare acqua, come consumatori o come governi, occorre scegliere in modo saggio i nostri obiettivi. Produrre un chilo di carne richiede tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in 10 mesi (50 litri a persona al giorno). [4] E’ chiaro che la scelta piu’ saggia per tagliare lo spreco sia quella di diminuire i consumi di carne, iniziando gia’ da subito.

Fonti:
[1] FAO. Livestock a major threat to environment, 29 novembre 2006
[2] FAO, Livestock a major threat to environment, 29 november 2006
[3] SIWI STATISTICS
[4] SIWI STATISTICS

Comunicato di:
NEIC – Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.orginfo@nutritionecology.org