Manifesto per un’ Era di Semplicità

Auspico che l’ espansione delle coscienze individuali possa condurre l’ Uomo verso una maggiore conoscenza di Sè e delle leggi Universali e far sì che l’ essere umano ritrovi una perfetta armonia con il Tutto.

Auspico che si avverino le statistiche secondo cui basterebbe che il 7% della popolazione mondiale si risvegli per far sì che il sistema attuale crolli.  Risvegliatevi, nella consapevolezza che ogni vostra azione, pensiero e parola ha effetto su tutto l’ Universo. Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo.

Auspico il crollo del Capitalismo così com’è oggi, ovvero un sistema a spirale tronco conica in cui il lavoro dei molti serve a nutrire gli interessi dei pochi. E’ necessario che tale sitema cambi forma. E’ necessario un ritorno alla Semplicità.

Auspico che nella Semplicità l’ uomo possa riconnettersi con i suoi aspetti più elevati, che possa percepirsi di nuovo come una Creatura di Luce, che possa porre al centro del proprio essere un amore incondizionato che abbracci l’ Universo intero.

Nel frattempo rimango quasi totalmente indifferente all’ attuale stato delle cose, evitando di esprimere opinioni favorevoli o contrarie. E’ solo in questo modo che possiamo togliere energia al sistema.

Non mi preoccupo di definire nel dettaglio un sistema alternativo, poichè ciò non è possibile farlo razionalmente. Tutto ciò che è necessario fare è togliere energia al sistema odierno ed espandere la propria coscienza senza avere paura. Tutto il resto verrà da Sè.

Chi è con me, diffonda questo messaggio.

Diego

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Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan?

Le miniere d’uranio? Il gasdotto trans-afgano? Il posizionamento geostrategico? O forse il controllo del narcotraffico?

Perché, esattamente otto anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso e occupato l’Afghanistan? Quali interessi si celano dietro le spiegazioni ufficiali di questa guerra? Le ipotesi avanzate in questi anni sono molteplici, ma nessuna abbastanza convincente. Tranne una, che però è alquanto difficile da dimostrare.


La pipeline Trans-Afgana. Questa è considerata da molti la vera motivazione che ha spinto gli Stati Uniti ad invadere l’Afghanistan nel 2001.
Il progetto di costruire una condotta lunga 1.680 chilometri per portare il gas turkmeno di Dauletabad fino in Pakistan attraverso l’Afghanistan occidentale (Herat e Kandahar) viene avviato nel 1996 dalla compagnia petrolifera statunitense Unocal (per la quale lavoravano sia Hamid Karzai che Zalmay Khalizad) in cooperazione con il regime talebano (nel 1996 la Unocal apre una sede a Kandahar e l’anno dopo esponenti del governo talebano vengono ricevuti negli Usa).
L’idea viene accantonata alla fine degli anni ’90 in attesa che “la situazione politica e militare dell’Afghanistan migliori” (fonte Eia, dicembre 2000). Vista l’impraticabilità del corridoio sud-asiatico, l’Occidente decide di puntare su quello sud-caucasico, aprendo nel 2006 un gasdotto che porta il gas turkmeno in Turchia via Mar Caspio, Azerbaigian e Georgia (e che dal 2015 verrà collegato al gasdotto Nabucco).
Il progetto della pipeline trans-afgana, però, non viene abbandonato. I tre paesi coinvolti riprendono a discuterne dal 2002 in poi, e nell’aprile 2008 firmano un accordo, anche con l’India, che prevede l’apertura del gasdotto entro il 2018 (previsione eccessivamente ottimistica secondo gli analisti di settore). A finanziare il progetto (7,6 miliardi di dollari) è la Banca per lo Sviluppo Asiatico (di cui gli Stati Uniti sono i maggiori azionisti assieme al Giappone). Le compagnie petrolifere interessate sono quelle statunitensi, britanniche e canadesi.
Per quanto importante, appare azzardato individuare in questo progetto – di difficilissima realizzazione e surclassato da altre rotte gasifere – la ragione della prosecuzione dell’occupazione occidentale dell’Afghanistan.

Posizione strategica. L’Afghanistan ha la sfortuna di trovarsi nel cuore del continente asiatico, in una posizione strategica che consente a chi lo controlla di monitorare da vicino tutte le potenze nucleari della regione, Cina, Russia, India e Pakistan, e di completare l’accerchiamento dell’Iran, che in caso di guerra con gli Usa si troverebbe a fronteggiare un attacco su due fronti: quello iracheno e quello afgano.
Secondo molti analisti militari la volontà statunitense di controllare l’Afghanistan va però letta soprattutto in chiave di contrapposizione alla Cina, considerata dal Pentagono come la maggiore minaccia potenziale all’egemonia militare ed economica globale degli Stati Uniti non solo in Asia, ma anche in Medio Oriente, Africa e America Latina. Una minaccia divenuta più reale dopo la creazione, nel giugno 2001, dell’alleanza politico-militare guidata da Pechino: l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (Sco), che riunisce la Cina, la Russia, le repubbliche centroasiatiche e presto, forse, anche l’Iran. E che in futuro, vista la sua progressiva integrazione con l’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (Csto), l’alleanza politico-militare a guida russa, potrebbe estendere la sua influenza fino all’Europa orientale (Bielorussia) e al Caucaso (Armenia), diventando a tutti gli effetti un’alleanza contrapposta alla Nato a guida Usa. Un Afghanistan sotto controllo statunitense rappresenta una spina nel fianco per la Cina, in particolare per la sua prossimità allo Xinjang, regione ricchissima di petrolio destabilizzata dal nazionalismo uiguro (tradizionalmente sostenuto dalla Cia).
La rilevanza geostrategica dell’Afghanistan è innegabile e ha certamente giocato un ruolo importante nella decisione statunitense di occupare l’Afghanistan e di impiantarvi basi militari permanenti.

Il business della droga. Ma forse dietro la guerra in Afghanistan si nascondono interessi ancor più grandi e inconfessabili: quelli legati al controllo del traffico mondiale dell’eroina, ovvero di uno dei business più redditizi del pianeta, con un giro d’affari annuo stimato attorno ai 150 miliardi di dollari l’anno.
Non è un mistero che il boom della produzione di oppio/eroina negli anni ’70 nel cosiddetto Triangolo d’Oro (Laos, Birmania e Cambogia) sia stato opera dalla Cia, che con i ricavi del narcotraffico finanziava le operazioni anti-comuniste nel Sudest asiatico. Lo stesso sistema – e questo è altrettanto risaputo – fu adottato dalla Cia negli anni ’80 in America Latina, per finanziare (con i proventi della coca) la guerriglia antisandinista dei ‘Contras’ in Nicaragua, e in Afghanistan per finanziare (con i proventi dell’eroina) la resistenza anti-sovietica dei mujaheddin. In Afghanistan il business continuò anche negli anni ’90 e si incrementò con l’avvento al potere dei talebani, notoriamente sostenuti dalla Cia. Fino a quando nel 2000 il mullah Omar, allo scopo di guadagnare sostegno internazionale al suo regime, decise di vietare la produzione di oppio, che infatti nel 2001 crollò a livelli prossimi allo zero. Produzione che nell’Afghanistan ‘liberato’ e controllato dalle forze armate e dall’intelligence Usa è ripresa a pieno ritmo fin dal 2002 (quando ancora i talebani non erano tornati) polverizzando ogni record storico e trasformando in pochi anni il paese sud-asiatico nel principale produttore mondiale di eroina (93 per cento della produzione mondiale). Una situazione che le forze Usa presenti in Afghanistan si sono sempre rifiutate di contrastare dicendo che questo “non era compito loro” e lasciando che se ne occupasse il governo-fantoccio di Kabul.
Secondo un numero sempre maggiore ed eterogeneo di esperti e di persone ‘ben informate’, la Cia avrebbe in sostanza appaltato produzione e lavorazione di droga al ‘narco-Stato’ guidato da Karzai, proteggendo le rotte di smercio via terra (Pakistan, Iran e Tajikistan) e gestendo direttamente il trasporto aereo all’estero.

Una nuova Air AmericaSecondo un’inchiesta televisiva condotta dal canale russo Vesti l’eroina afgana viene portata fuori dall’Afghanistan a bordo dei cargo militari Usa diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan, e di Inchirlik, in Turchia. Spesso, ha scritto sulGuardian la giornalista afgana Nushin Arbabzadah, nascosta nelle bare dei militari Usa, riempite di droga al posto dei cadaveri.
“Penso che sia possibile che questo avvenga, anche se non lo posso provare”, ha diplomaticamente commentato l’ambasciatore russo a Kabul, Zamir Kabulov.
Il giornalista russo Arkadi Dubnov di Vremya Novostei, riportando informazioni fornitegli da una fonte all’interno dei servizi afgani, ha scritto che “l’85 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan è trasportata all’estero dall’aviazione Usa”.
Quest’estate il generale russo Mahmut Gareev, un ex comandante delle truppe sovietiche in Afghanistan, ha dichiarato a Russia Today: “Gli americani non contrastano la produzione di droga in Afghanistan perché questa frutta loro almeno 50 miliardi di dollari all’anno. Non è un mistero che gli americani trasportano la droga all’estero con i loro aerei militari.”.
Il giornalista statunitense Dave Gibson di Newsmax ha citato una fonte anonima dell’intelligence Usa secondo la quale “la Cia è sempre stata implicata nel traffico mondiale di droga e in Afghanistan sta semplicemente portando avanti quello che è il suo affare preferito, come aveva già fatto durante la guerra in Vietnam”.
L’economista russo Mikhail Khazin in un’intervista ha dichiarato che “Gli americani lavorano duro per mantenere in piedi il narcobusiness in Afghanistan attraverso la protezione che la Cia garantisce ai trafficanti di droga locali”.
“Gli Stati Uniti non contrastano il narcotraffico afgano per non minare la stabilità di un governo sostenuto dai principali trafficanti di droga del Paese, a cominciare dal fratello di Karzai”, scrive il noto giornalista statunitense Eric Margolis sull’Huffington Post. “Le esperienze passate in Indocina e Centroamerica suggeriscono che la Cia potrebbe essere coinvolta nel traffico di droga afgana in maniera più pesante di quello che già sappiamo. In entrambi quei casi gli aerei Cia trasportavano all’estero la droga per conto dei loro alleati locali: lo stesso potrebbe avvenire in Afghanistan. Quando la storia della guerra sarà stata scritta, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina afgana sarà uno dei capitoli più vergognosi”.

Narcodollari per salvare le banche in crisi?Antonio Maria Costa, direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalità (Unodc), in un’intervista al settimanale austriaco Profil ha dichiarato: “Il traffico di droga è l’unica industria in espansione. I proventi vengono reinvestiti solo parzialmente in attività illecite. Il resto del denaro viene immesso nell’economia legale con il riciclaggio. Non sappiamo quanto, ma il volume è impressionante. Ciò significa introdurre capitale da investimento. Ci sono indicazioni che questi fondi sono anche finiti nel settore finanziario, che si trova sotto ovvia pressione dalla seconda metà dello scorso anno (a causa della crisi finanziaria globale, ndr). Il denaro proveniente dal traffico di droga attualmente è l’unico capitale liquido da investimento disponibile. Nella seconda metà del 2008 la liquidità era il problema principale per il sistema bancario e quindi tale capitale liquido è diventato un fattore importante. Sembra che i crediti interbancari siano stati finanziati da denaro che proviene dal traffico della droga e da altre attività illecite. E’ ovviamente arduo dimostrarlo, ma ci sono indicazioni che un certo numero di banche sia stato salvato con questi mezzi”.

Enrico Piovesana

La “Vita” dell’Happy Meal

FONTE: http://www.promiseland.it

 

 

I pasti del McDonald’s non sono certo etici e vegan, ma tanti italiani continuano a consumarne in quantità.

Tuttavia, se i tanti affezionati del fast food più diffuso al mondo leggessero fino in fondo questo articolo forse cambierebbero idea e smetterebbeo di acquistare i pasti pronti venduti soto la scintillante emme.

Una fotografa di Manhattan, Sally Davies, vegan e attenta ai consumi ha deciso di documentare l’avanzamento dello stato di decomposizione di un Happy Meal. Certamente, si sarebbe aspettata una qualche forma di deterioramento nell’aspetto del pasto destinato ai bambini. Invece, non è stato così.

Infatti, con tanto di documentazione fotografica, visibile sul sitowww.sallydaviesphoto.com, Sally ha potuto constatare come, dopo ben sei mesi, hamburger e patatine non cambiassero d’aspetto. L’unico elemento riscontrato è stata una certa disidratazione della carne e delle patatine, accompagnata dall’indurimento, ma nulla più.

Una delle cose più sorprendenti, inoltre, secondo quanto affermato anche dalla fotografa, è stata l’assenza di odore. Il cibo, in genere, dopo già pochi giorni inizia ad emettere odori ed effluvi legati alla maturazione ed alla decomposizione. In questo caso, invece, il cibo, ben poco naturale, di McDonald’s non ha emesso alcunché. Infatti, il cane dell’artista di New York ha perso interesse per il burger già dopo un paio di giorni.

Ed ecco il “Prima” ed il “Dopo” a distanza di ben sei mesi…

Quando si dice “l’incredibile vita del cibo”.

Fonte: dailymail.co.uk
Approfondimenti:
www.sallydaviesphoto.com
http://www.refinery29.com/happy-meal-art-project.php
http://newyork.grubstreet.com/2010/08/mcdonalds_hamburgers_almost_en.html
http://www.salon.com/food/food_technology/?story=/food/feature/2010/09/01/burger_that_wont_rot

 

Salva il mare

 

TRATTO DA: http://www.mutaforme.it/84225.php

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando arriva l’estate, noi umani ci sentiamo attratti dal mare. Moltitudini di persone si riuniscono sulle spiagge, cercando un contatto con le onde marine che diano piacere e riposo.

Però il piede umano lascia la sua orma fatale sulle spiagge  sabbiose.
Milioni di borse di plastica di tutti i tipi vengono abbandonate sulla costa ed il vento o le maree si incaricano di trascinarle in  mare. Una borsa di plastica può navigare per molti anni senza  decomporsi.
Le tartarughe marine le confondono con le meduse, e affogano tentando di mangiarle. Anche migliaia di delfini si confondono e muoiono affogati.
Non possono riconoscere i rifiuti umani, si confondono semplicemente, dopo tutto: “ciò che galleggia nel mare si mangia”.Il tappo di plastica di una bottiglia, più duro di una borsa, può navigare per i mari inalterato per più di un secolo. Il Dr. James Ludwing, che si trovava sull’Isola di Midway, nel Pacifico, molto lontano dai centri abitati, a studiare gli albatros, ha fatto una scoperta spaventosa.
Quando ha cominciato a raccogliere il contenuto dello stomaco di solo otto pulcini di albatros morti, ha trovato: 42 tappi di plastica, 18 accendini che, per la maggior parte, erano piccoli pezzetti di plastica.
Questi pulcini erano stati nutriti dai loro genitori che non erano stati in grado di riconoscere i rifiuti nella scelta del cibo.

La prossima estate, quando andrai sulla tua spiaggia preferita, potrà capitarti di trovare nella sabbia, spazzatura che qualcun’altro ha lasciato. Non è la tua spazzatura, però è la TUA SPIAGGIA, è il TUO MARE, è il TUO MONDO e devi far qualcosa.

C’è solo questa terra, questa natura, una vita in cui possiamo evitare di distruggerla… Non aspettare che lo facciano altri…

Foto scattata novembre 2005 marsa alam mar rosso ,circa 200 km di costa è ridotta cosi.

H1N1: perché c’era già il vaccino prima della pandemia?

Tratto da: http://ilsentierodellanatura.blogspot.com

 

DI ATTILIO SPECIANI http://www.eurosalus.com

farmacoConfrontiamo due date certe. Il 24 aprile 2009 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) emetteva il primo bollettino ufficiale sulla influenza H1N1.

Venivano descritti i primi casi negli USA e in Messico e il virus era presentato come un virus assolutamente nuovo, non mai rintracciabile nell’uomo né nel maiale fino ad allora, anche se la sua mutazione e la sua nascita sembrano essere avvenute grazie al passaggio attraverso il suino.

Questo avveniva il 24 aprile del 2009, cioè pochi mesi fa, e il virus allora identificato era ed è un virus definito potenzialmente pericoloso, ignoto nelle sue possibili azioni e da seguire con estrema attenzione. Nel giro di poche settimane sul sito dell’OMS si sono aperte indicazioni e precisazioni relative alla difficoltà di creare vaccini, di arrivare in tempo a predisporre la vaccinazione per tutti prima dell’autunno (sembra che dell’altro emisfero, quello sotto, che sviluppa le influenze durante le nostre primavere, interessi poco a tutti..) mentre si sviluppava il montaggio mediatico della paura necessaria per vendere.

Interessante notare che da subito, fin dal primo report dell’OMS il virus veniva definito resistente ad antivirali quali l’amantadina (basso costo, vecchio prodotto) ma ben sensibile all’oseltamivir (le cui fortune sono cresciute grazie alla bufala dell’influenza aviaria).

Ed ecco l’altra data certa: il 4 febbraio 2009 la FDA, l’ente governativo di controllo su alimenti e farmaci, notificava in modo ufficiale il ritiro dal mercato di 5 lotti di un vaccino contenente H1N1 prodotto dalla ditta Novartis.

Le motivazioni del ritiro sono proprio legate ad un decadimento degli antigeni virali, cioè ad una inadeguata stabilità nella loro preparazione, e i lotti ritirati sono lotti che sarebbero scaduti nel maggio 2009, prodotti quindi, con ogni probabilità intorno al maggio del 2008. Certo, come riportato su Morbidity & Mortality Weekly Report del 17 luglio 2008, si trattava di antigeni virali H1N1 del sottotipo Brisbane, sottilmente diversi da quelli delle isole Salomone dove forse il virus girava fin dall’anno prima, ma si tratta di differenze minimali, legate alla continua mutazione del virus, mantenendo comunque le caratteristiche di vaccino per l’influenza H1N1. Per chiarirci: nello stesso lotto ritirato erano presenti anche antigeni per la H5N1 (l’aviaria…), indicati come vaccini per l’aviaria indipendentemente dal sottotipo.

Significa cioè che nel maggio 2008, almeno 10 mesi prima che si ammalasse di H1N1 il primo essere umano, una delle ditte farmaceutiche connesse con Big Pharma, vendeva e faceva già utilizzare in una preparazione trivalente il vaccino contro il virus H1N1 che doveva diventare noto all’umanità solo nei primi mesi del 2009. Si tratta di santi, protettori dell’umanità che hanno evitato di palesarsi per eccesso di pudore o si tratta di uno studio di marketing coordinato da tempo?

Riflettiamo:

24 aprile 2009 primi casi di influenza H1N1, virus nuovo mai prima conosciuto (a detta dell’OMS)
4 febbraio 2009 (80 giorni prima) ritiro di vaccini già in uso da quasi un anno contenenti H1N1 (prodotti da chi oggi si pone sul mercato in anticipo sui concorrenti…)
Perché un vaccino era già pronto, miscelato insieme ad altri, prima che scoppiasse il primo caso di influenza?

Perché i responsabili di Novartis, quando l’OMS ha iniziato a discutere delle difficoltà di arrivare in tempo alla produzione dei nuovi vaccini, non hanno gridato al mondo che loro lo avevano già in mano ancora prima che scoppiasse l’epidemia?

Sono due domande importanti per decidere di chi dovremo fidarci da qui in futuro.

Se si legge correttamente la sequenza di eventi commerciali che hanno portato oggi il marketing vaccinale ad un livello commerciale spropositato si possono trarre le conclusioni del caso. Nel bellissimo articolo di Maurizio Ricci apparso nei giorni scorsi su Repubblica.it viene descritta la sequenza di eventi che ha portato oggi GlaxoSmithKline, Novartis, Astra Zeneca e Sanofi Aventis ad essere i gestori quasi monopolistici del mercato vaccinale nel mondo.

Spero che altri affronteranno il tema economico e commerciale legato a questa tristissima vicenda. Non è stato semplice risalire alle fonti originali che invece tutti possono leggere nei link interni a questo articolo. Alcuni siti online riportavano la notizia ma senza risalire alla fonte originale della FDA, organo ufficiale che aveva ordinato il ritiro dal commercio.

Io ne considero gli aspetti etici e quelli sanitari. Se il mio sospetto è vero ci troveremo con una spinta feroce al consumo vaccinale a partire dalle prossime settimane, e dovremo aspettarci possibili effetti negativi legati alla somministrazione di vaccini molto probabilmente inutili. Si tratta di danni previsti e prevedibili ma negati da chi invece di occuparsi di salute preferisce concentrarsi sui benefici economici che ne derivano.

Continuerò a credere nella Medicina. Continuerò a credere che il marketing possa aiutare la Medicina e il suo sviluppo, ma non posso pensare che la medicina si asserva al marketing, diventando strumento di sofferenza e di induzione di malattia anziché di sviluppo di salute e di crescita individuale e sociale.

Basta! La rai non è di Berlusconi, la RAI è nostra!

E’ incredibile la notizia del rifiuto da parte della TV pubblica, pagata con nostri soldi, di mandare in onda il trailer del nuovissimo film: Videocracy. Stamattina, mentre la leggevo, ho provato un senso di rabbia talmente grande che difficilmente riuscirò a trasmettervelo fino in fondo con questo articolo. Provo a calmarmi e a fare il punto della situazione. Videocracy è un documentario per il grande schermo diretto da Erik Gandini. Esso è un’analisi del potere delle televisione e di come essa influenza scelte e comportamenti del popolo italiano. Il registra si concentra su un punto in particolare: il potere mediatico del pluriprescritto Silvio Berlusconi. Nel suo film spiega come questa supremazia e controllo sui media ha portato consenso politico all’attuale Presidente del Consiglio. Tutto questo in un paese normale non dovrebbe destare nessun problema. In una nazione dove vige la libertà di informazione le critiche verso chi governa sono ben accette, anzi sono il motore principale che spinge verso il miglioramente della società. Ma siamo in Italia. Un paese assolutamente anormale. Un paese etichettato, per quanto riguarda la libertà di stampa, come “Parly-Free”. Le critiche al Governo sono assolutamente vietate anche sulle TV non private nutrite dai soldi dei contribuenti. Contribuenti che hanno il diritto di essere informati che presto uscirà un nuovo film-documentario; anche se questo reca fastidio a Re Silvio da Arcore. Analizziamo le motivazione con cui la TV di Stato risponde alla casa di produzione cinematografica Fandango: La tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto. Assurdo vero? Ora anche i trailer dei film hanno bisogno del contraddittorio. In pratica stanno dicendo: “se volete mandare in onda il trailer di questo film abbiamo bisogno di un altro trailer, magari prodotto dall’istuto luce, che lodi il pluriprescritto”. Forse nemmeno in Cina prendono talmente per il culo la popolazione. Lo spot veicola un inequivocabile messaggio politico di critica al governo perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi. Quindi, come in ogni dittatura che si rispetti, niente di negativo può essere associato alla bellissima e sorridente immagine del dittatore. Poco importa se i dati esposti nel film sono statistiche accertate e quindi verità. Ma la motivazione più assurda è la seguente: Caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all’ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell’attività di imprenditore televisivo Niente donnine nude sulla rai piena di donnine nude. Perché richiamano i problemi che il vecchietto “che va con le minorenni” (secondo l’ex moglie) ha avuto ultimamente. Eppure il film è stato girato prima di tutti gli scandali marchiati Villa Certosa. Non siete stanchi di tutto ciò? Bisognagna farsi sentire. La RAI è nostra! non del pluriprescritto. Di seguito inserisco alcuni contatti della TV pubblica. Scrivete più email di protesta possibili. Telefonate in direzione e fate sentire la vostra voce. E’ finito il tempo dell’indignazione passiva, prendetevi ciò che è vostro e vi spetta di diritto. Call Center RAI: 199.123.000

“Schiavo è chi aspetta qualcuno che venga a liberarlo”

 Pound Ezra

Acqua in bocca: vi abbiamo venduto l’acqua

come-risparmiare-acquaMentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.