Breve escursione in cantina

----“E fu così che finalmente mi decisi a scendere in cantina. Era da un bel po’ di tempo che non ci entravo. Le solite scuse…”non ho tempo”, “sono stanco”, “ho cose più importanti  a cui pensare” ecc…Quella sera invece mi armai di tuta, elmetto e torcia e scesi giù. Girovagavo senza méta nei meandri di me stesso alla ricerca di un ricordo che mi potesse far tornare in mente chi e che cosa veramente ero. Poi, quasi d’ improvviso, volsi lo sguardo al cielo e, avvolto dal Calore dell’ Universo, mi ritrovai a comprendere che, in fondo, quel senso di nostalgia che provavo altro non era che un inafferrabile impulso ad amare e servire, come se avessi da sempre avuto la necessità di nutrirmi di quell’ Amore incondizionato che pervade il Visibile e l’ Invisibile. Come se quell’ Amore incondizionato fosse il vero nutrimento.”

Diego

Quanto fidarsi dell’istinto e del cuore?

Salve a tutti, riporto un estratto di un articolo pubblicato sul blog di Dadrim. Buona lettura!

Fabio ha scritto: Ciao Dadrim, mi trovo in un periodo in cui non riesco a capirmi, per la società un trentenne deve rientrare in certi schemi ma io in questi schemi non mi ci ritrovo, solo che sono combattuto, tante volte mi chiedo se sbaglio, ma nella mia vita mi sento ancora di voler viaggiare, sentire, emozionarmi, non sento l’esigenza di quello che al giorno d’oggi è ritenuto giusto, famiglia, figli, lavoro sicuro. La mia domanda è quanto ci dobbiamo affidare al nostro cuore e al nostro istinto?

Dadrim ha risposto: “…quanto ci dobbiamo affidare al nostro cuore e al nostro istinto?”. Completamente!!! Spesso però le persone fraintendono l’istinto con l’impulsività o usano le due parole come sinonimi. Da quel che mi scrivi mi pare, però, di comprendere che tu stia usando la parola istinto con l’accezione di intuito, sintesi fra pensieri ed emozioni. Se così è, l’intuito, dal mio punto di vista è la più alta forma di comprensione. L’intuito non agisce mai partendo dal passato, dalle vecchie esperienze, con tutti i loro condizionamenti, le loro ferite non rimarginate, ma nasce da una profonda consapevolezza e comprensione del presente, della realtà che vive di fronte ai nostri occhi. Un intuito sempre più vasto è il risultato di chi lavora costantemente su se stesso per smantellare pregiudizi, limiti e ignoranze di vario genere.

Chi vive nel passato, nell’esperienza, è pieno di morto sapere, teorie, a priori, certezze, dogmi. Non scopre mai nulla di nuovo, non si abbandona mai a nulla e nessuno, rimane sempre ben trincerato nelle quattro mura della sua mente, sino a quando la morte arriverà per fargli l’unico favore possibile.

Essere pienamente intuitivi, rispondere al presente con una mente sempre fresca, innocente e incontaminata è l’unico significato che ho trovato in questa esistenza e che cerco di realizzare. Tutto il resto è un in più che oggi c’è e domani scompare.

Diversamente, impulsivo è chi agisce senza consapevolezza di quel che fa, come una bestia. Spesso usiamo la parola istintivo come sinonimo di impulsivo, ma se ci siamo accordati sui significati, non sono la medesima cosa.

Premesso ciò, la tua domanda è curiosa, pochi giorni fa, infatti, mi ha scritto un ragazzo che nella forma sosteneva esattamente il contrario delle tue parole, ma nella sostanza affermava la stessa cosa.

Questo ragazzo sosteneva di sentire un forte desiderio di avere dei figli con la sua compagna e di abbandonare l’instabile quanto redditizio lavoro che svolgeva per un lavoro più tranquillo e sicuro. Non sapeva però cosa scegliere poiché il padre era profondamente in disaccordo con questa sua scelta poiché sosteneva di non averlo fatto studiare per tanti anni per poi vederlo fare l’impiegato a vitasposato con due figli, come uno fesso qualunque.

Ecco allora che potremmo proprio dire: posto che vai usanze che trovi, o addirittura, famiglia che hai guai che ti trovi.

Caro Fabio, tu dici: “…per la società un trentenne deve rientrare in certi schemi…”. Ma chi è questasocietà? Il passante, la vicina di casa, il Presidente del Consiglio, il marocchino, il cinese o il romeno che incontri per strada? Chi è questa società? La famiglia che crede ancora nel matrimonio, nell’avere deifigli e un lavoretto onesto e tranquillo, o la famiglia ricca e ambiziosa che sogna un figlio dirigente, politico o tronista dalla De Filippi?

Dov’è questa società se non nelle nostre menti, nei nostri condizionamenti, così diversi quanto uguali? Io non ho mai incontrato la società, se non nelle leggi di uno stato che di recente cambiano quanto un calciatore cambia i propri calzini, o nel peculiarissimo e fantasiosissimo mondo mentale di ognuno di noi.

Chi vuole può continuare a leggere cliccando qui:http://www.dadrim.org/Societa-e-condizionamenti/Quanto-fidarsi-dell-istinto-e-del-cuore

Definisci la tua mèta

“Il corpo umano, in pace con se stesso, è più prezioso della gemma più rara. Abbi cura del tuo corpo, è tuo solo questa volta.L’ aspetto umano è conquistato con gran difficoltà e lo si perde facilmente. Tutte le cose terrene sono effimere, come i fulmini nel cielo; devi pensare a questa Vita come ad una goccia di pioggia; una cosa bella che scompare non appena comincia ad esistere. Quindi definisci la tua mèta, e usa ogni giorno e ogni notte per raggiungerla.”

Tsong Khapa

Manifesto per un’ Era di Semplicità

Auspico che l’ espansione delle coscienze individuali possa condurre l’ Uomo verso una maggiore conoscenza di Sè e delle leggi Universali e far sì che l’ essere umano ritrovi una perfetta armonia con il Tutto.

Auspico che si avverino le statistiche secondo cui basterebbe che il 7% della popolazione mondiale si risvegli per far sì che il sistema attuale crolli.  Risvegliatevi, nella consapevolezza che ogni vostra azione, pensiero e parola ha effetto su tutto l’ Universo. Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo.

Auspico il crollo del Capitalismo così com’è oggi, ovvero un sistema a spirale tronco conica in cui il lavoro dei molti serve a nutrire gli interessi dei pochi. E’ necessario che tale sitema cambi forma. E’ necessario un ritorno alla Semplicità.

Auspico che nella Semplicità l’ uomo possa riconnettersi con i suoi aspetti più elevati, che possa percepirsi di nuovo come una Creatura di Luce, che possa porre al centro del proprio essere un amore incondizionato che abbracci l’ Universo intero.

Nel frattempo rimango quasi totalmente indifferente all’ attuale stato delle cose, evitando di esprimere opinioni favorevoli o contrarie. E’ solo in questo modo che possiamo togliere energia al sistema.

Non mi preoccupo di definire nel dettaglio un sistema alternativo, poichè ciò non è possibile farlo razionalmente. Tutto ciò che è necessario fare è togliere energia al sistema odierno ed espandere la propria coscienza senza avere paura. Tutto il resto verrà da Sè.

Chi è con me, diffonda questo messaggio.

Diego

Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan?

Le miniere d’uranio? Il gasdotto trans-afgano? Il posizionamento geostrategico? O forse il controllo del narcotraffico?

Perché, esattamente otto anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso e occupato l’Afghanistan? Quali interessi si celano dietro le spiegazioni ufficiali di questa guerra? Le ipotesi avanzate in questi anni sono molteplici, ma nessuna abbastanza convincente. Tranne una, che però è alquanto difficile da dimostrare.


La pipeline Trans-Afgana. Questa è considerata da molti la vera motivazione che ha spinto gli Stati Uniti ad invadere l’Afghanistan nel 2001.
Il progetto di costruire una condotta lunga 1.680 chilometri per portare il gas turkmeno di Dauletabad fino in Pakistan attraverso l’Afghanistan occidentale (Herat e Kandahar) viene avviato nel 1996 dalla compagnia petrolifera statunitense Unocal (per la quale lavoravano sia Hamid Karzai che Zalmay Khalizad) in cooperazione con il regime talebano (nel 1996 la Unocal apre una sede a Kandahar e l’anno dopo esponenti del governo talebano vengono ricevuti negli Usa).
L’idea viene accantonata alla fine degli anni ’90 in attesa che “la situazione politica e militare dell’Afghanistan migliori” (fonte Eia, dicembre 2000). Vista l’impraticabilità del corridoio sud-asiatico, l’Occidente decide di puntare su quello sud-caucasico, aprendo nel 2006 un gasdotto che porta il gas turkmeno in Turchia via Mar Caspio, Azerbaigian e Georgia (e che dal 2015 verrà collegato al gasdotto Nabucco).
Il progetto della pipeline trans-afgana, però, non viene abbandonato. I tre paesi coinvolti riprendono a discuterne dal 2002 in poi, e nell’aprile 2008 firmano un accordo, anche con l’India, che prevede l’apertura del gasdotto entro il 2018 (previsione eccessivamente ottimistica secondo gli analisti di settore). A finanziare il progetto (7,6 miliardi di dollari) è la Banca per lo Sviluppo Asiatico (di cui gli Stati Uniti sono i maggiori azionisti assieme al Giappone). Le compagnie petrolifere interessate sono quelle statunitensi, britanniche e canadesi.
Per quanto importante, appare azzardato individuare in questo progetto – di difficilissima realizzazione e surclassato da altre rotte gasifere – la ragione della prosecuzione dell’occupazione occidentale dell’Afghanistan.

Posizione strategica. L’Afghanistan ha la sfortuna di trovarsi nel cuore del continente asiatico, in una posizione strategica che consente a chi lo controlla di monitorare da vicino tutte le potenze nucleari della regione, Cina, Russia, India e Pakistan, e di completare l’accerchiamento dell’Iran, che in caso di guerra con gli Usa si troverebbe a fronteggiare un attacco su due fronti: quello iracheno e quello afgano.
Secondo molti analisti militari la volontà statunitense di controllare l’Afghanistan va però letta soprattutto in chiave di contrapposizione alla Cina, considerata dal Pentagono come la maggiore minaccia potenziale all’egemonia militare ed economica globale degli Stati Uniti non solo in Asia, ma anche in Medio Oriente, Africa e America Latina. Una minaccia divenuta più reale dopo la creazione, nel giugno 2001, dell’alleanza politico-militare guidata da Pechino: l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (Sco), che riunisce la Cina, la Russia, le repubbliche centroasiatiche e presto, forse, anche l’Iran. E che in futuro, vista la sua progressiva integrazione con l’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (Csto), l’alleanza politico-militare a guida russa, potrebbe estendere la sua influenza fino all’Europa orientale (Bielorussia) e al Caucaso (Armenia), diventando a tutti gli effetti un’alleanza contrapposta alla Nato a guida Usa. Un Afghanistan sotto controllo statunitense rappresenta una spina nel fianco per la Cina, in particolare per la sua prossimità allo Xinjang, regione ricchissima di petrolio destabilizzata dal nazionalismo uiguro (tradizionalmente sostenuto dalla Cia).
La rilevanza geostrategica dell’Afghanistan è innegabile e ha certamente giocato un ruolo importante nella decisione statunitense di occupare l’Afghanistan e di impiantarvi basi militari permanenti.

Il business della droga. Ma forse dietro la guerra in Afghanistan si nascondono interessi ancor più grandi e inconfessabili: quelli legati al controllo del traffico mondiale dell’eroina, ovvero di uno dei business più redditizi del pianeta, con un giro d’affari annuo stimato attorno ai 150 miliardi di dollari l’anno.
Non è un mistero che il boom della produzione di oppio/eroina negli anni ’70 nel cosiddetto Triangolo d’Oro (Laos, Birmania e Cambogia) sia stato opera dalla Cia, che con i ricavi del narcotraffico finanziava le operazioni anti-comuniste nel Sudest asiatico. Lo stesso sistema – e questo è altrettanto risaputo – fu adottato dalla Cia negli anni ’80 in America Latina, per finanziare (con i proventi della coca) la guerriglia antisandinista dei ‘Contras’ in Nicaragua, e in Afghanistan per finanziare (con i proventi dell’eroina) la resistenza anti-sovietica dei mujaheddin. In Afghanistan il business continuò anche negli anni ’90 e si incrementò con l’avvento al potere dei talebani, notoriamente sostenuti dalla Cia. Fino a quando nel 2000 il mullah Omar, allo scopo di guadagnare sostegno internazionale al suo regime, decise di vietare la produzione di oppio, che infatti nel 2001 crollò a livelli prossimi allo zero. Produzione che nell’Afghanistan ‘liberato’ e controllato dalle forze armate e dall’intelligence Usa è ripresa a pieno ritmo fin dal 2002 (quando ancora i talebani non erano tornati) polverizzando ogni record storico e trasformando in pochi anni il paese sud-asiatico nel principale produttore mondiale di eroina (93 per cento della produzione mondiale). Una situazione che le forze Usa presenti in Afghanistan si sono sempre rifiutate di contrastare dicendo che questo “non era compito loro” e lasciando che se ne occupasse il governo-fantoccio di Kabul.
Secondo un numero sempre maggiore ed eterogeneo di esperti e di persone ‘ben informate’, la Cia avrebbe in sostanza appaltato produzione e lavorazione di droga al ‘narco-Stato’ guidato da Karzai, proteggendo le rotte di smercio via terra (Pakistan, Iran e Tajikistan) e gestendo direttamente il trasporto aereo all’estero.

Una nuova Air AmericaSecondo un’inchiesta televisiva condotta dal canale russo Vesti l’eroina afgana viene portata fuori dall’Afghanistan a bordo dei cargo militari Usa diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan, e di Inchirlik, in Turchia. Spesso, ha scritto sulGuardian la giornalista afgana Nushin Arbabzadah, nascosta nelle bare dei militari Usa, riempite di droga al posto dei cadaveri.
“Penso che sia possibile che questo avvenga, anche se non lo posso provare”, ha diplomaticamente commentato l’ambasciatore russo a Kabul, Zamir Kabulov.
Il giornalista russo Arkadi Dubnov di Vremya Novostei, riportando informazioni fornitegli da una fonte all’interno dei servizi afgani, ha scritto che “l’85 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan è trasportata all’estero dall’aviazione Usa”.
Quest’estate il generale russo Mahmut Gareev, un ex comandante delle truppe sovietiche in Afghanistan, ha dichiarato a Russia Today: “Gli americani non contrastano la produzione di droga in Afghanistan perché questa frutta loro almeno 50 miliardi di dollari all’anno. Non è un mistero che gli americani trasportano la droga all’estero con i loro aerei militari.”.
Il giornalista statunitense Dave Gibson di Newsmax ha citato una fonte anonima dell’intelligence Usa secondo la quale “la Cia è sempre stata implicata nel traffico mondiale di droga e in Afghanistan sta semplicemente portando avanti quello che è il suo affare preferito, come aveva già fatto durante la guerra in Vietnam”.
L’economista russo Mikhail Khazin in un’intervista ha dichiarato che “Gli americani lavorano duro per mantenere in piedi il narcobusiness in Afghanistan attraverso la protezione che la Cia garantisce ai trafficanti di droga locali”.
“Gli Stati Uniti non contrastano il narcotraffico afgano per non minare la stabilità di un governo sostenuto dai principali trafficanti di droga del Paese, a cominciare dal fratello di Karzai”, scrive il noto giornalista statunitense Eric Margolis sull’Huffington Post. “Le esperienze passate in Indocina e Centroamerica suggeriscono che la Cia potrebbe essere coinvolta nel traffico di droga afgana in maniera più pesante di quello che già sappiamo. In entrambi quei casi gli aerei Cia trasportavano all’estero la droga per conto dei loro alleati locali: lo stesso potrebbe avvenire in Afghanistan. Quando la storia della guerra sarà stata scritta, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina afgana sarà uno dei capitoli più vergognosi”.

Narcodollari per salvare le banche in crisi?Antonio Maria Costa, direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalità (Unodc), in un’intervista al settimanale austriaco Profil ha dichiarato: “Il traffico di droga è l’unica industria in espansione. I proventi vengono reinvestiti solo parzialmente in attività illecite. Il resto del denaro viene immesso nell’economia legale con il riciclaggio. Non sappiamo quanto, ma il volume è impressionante. Ciò significa introdurre capitale da investimento. Ci sono indicazioni che questi fondi sono anche finiti nel settore finanziario, che si trova sotto ovvia pressione dalla seconda metà dello scorso anno (a causa della crisi finanziaria globale, ndr). Il denaro proveniente dal traffico di droga attualmente è l’unico capitale liquido da investimento disponibile. Nella seconda metà del 2008 la liquidità era il problema principale per il sistema bancario e quindi tale capitale liquido è diventato un fattore importante. Sembra che i crediti interbancari siano stati finanziati da denaro che proviene dal traffico della droga e da altre attività illecite. E’ ovviamente arduo dimostrarlo, ma ci sono indicazioni che un certo numero di banche sia stato salvato con questi mezzi”.

Enrico Piovesana

Oro,vino,sesso

“Oro, vino e sesso furono creati per trattenervi in questo mondo; il Signore li usa come prove, per vedere se li preferite al Suo amore”

P. Yogananda

Dinamica del pensiero

Quando un pensiero, sia esso buono o cattivo, abbandona la mente di una persona, dà origine a delle vibrazioni nel Manas, o atmosfera mentale, dirigendosi in tutti i sensi.”

 

 

Swami Sivananda

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 346 follower